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COLESTEROLO E DIETA

SALUTE A TAVOLA

In Italia l'apporto lipidico totale è pari al 30-35 per cento delle calorie totali, ed è quindi nel range adeguato per favorire il controllo della colesterolemia totale e LDL nella popolazione del nostro Paese. Tuttavia, mediamente, l'ap-porto di grassi saturi si aggira intorno al 10 per cento (non dovrebbe invece superare il 7%) e, al contrario, il consumo degli acidi grassi polinsaturi è inferiore alla quota calorica consigliata, pari al 3-6 per cento. Lo stesso succede per i grassi monoinsaturi, come l'acido oleico, in grado anch'esso di contribuire alla riduzione della colesterolemia. Il problema principale, nella nostra popolazione, è quindi la scelta dei grassi alimentari.

Le informazioni più recenti hanno invece un po' ridimensionato il ruolo della restrizione del colesterolo alimentare nel controllo della colesterolemia. Anche se probabilmente rimane opportuno cercare di non superare un apporto giornaliero di 300 mg/die di colesterolo, non è probabilmente saggio limitare drasticamente o proscrivere l'uso di alimenti che ne sono ricchi e hanno significative valenze nutrizionali, come le uova: il colesterolo alimentare, infatti, correla abbastanza poco con il tasso di colesterolo nel sangue, che è il vero determinante del rischio. Anche carboidrati e fibre possono avere effetti positivi nel controllo della colesterolemia: 60 studi clinici hanno dimostrato che sostituendo in modo isocalorico i grassi (siano essi saturi o insaturi) con carboidrati a basso Indice Glicemico si assiste ad un aumento della colesterolemia HDL, che come è noto ha un'azione protettiva antiaterogena. La fibra, al contrario, aumenta l'efficacia della dieta nei riguardi del colesterolo "cattivo" LDL.


"Il controllo della colesterolemia può essere raggiunto in larga parte della popolazione mediante interventi dietetici appropriati; in questo contesto, tuttavia, 'integrazioni' ben studiate possono svolgere un ruolo aggiuntivo di grande importanza. Una corretta informazione del pubblico e degli operatori sanitari è pertanto necessaria perché le potenzialità di una corretta alimentazione sulla colesterolemia possano essere implementate nella pratica", sottolinea Andrea Poli, direttore scientifico di NFI, Centro Studi dell'Alimentazione. "Se i livelli di colesterolo - continua l'esperto - eccedono di poco la soglia di 200 mg/dL (o comunque il valore obiettivo della colesterolemia appropriato per il profilo di rischio di una persona), non è in genere necessario un intervento farmacologico, perché la riduzione desiderata della colesterolemia stessa può essere ottenuta mediante un'alimentazione adeguata. L'integrazione nella dieta di prodotti che contengono almeno 2 grammi di fitosteroli potenzia questo effetto, riducendo il colesterolo totale e LDL di un ulteriore 10%, senza effetti significativi sulla colesterolemia HDL e sulla trigliceridemia".

 

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